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Separazione Consensuale
A volte l’amore finisce e quella che una volta era una coppia felice deve
affrontare il trauma di una separazione. Anche se l’esperienza di ognuno è
ricca di storie di amici e conoscenti protagonisti di una separazioni
coniugali da incubo, vi sono anche numerosi casi in cui la ragione prevale
e quello che è già un evento altamente traumatico non viene inoltre
trasformato in una battaglia legale.

In Italia esistono due tipi di separazione: il primo è la separazione
consensuale, che nasce da un accordo reciproco tra marito e moglie, che
viene poi approvato dal giudice, mentre il secondo è la separazione
giudiziale, necessaria quando i coniugi sono in disaccordo e si rende
necessario l’intervento del giudice per dirimere l’impasse, determinando
quale dei coniugi è responsabile per il fallimento del matrimonio e i suoi
conseguenti obblighi.
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Una separazioni consensuale è quella in cui esiste un accordo fra i
coniugi su come gestire la situazione.
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In una separazione consensuale,
quindi, essi vanno assieme spontaneamente dalle autorità giudiziaria e
presentano assieme una domanda congiunta di separazione.
Quando i rapporti tra i coniugi sono buoni abbastanza da garantire - pur nel dolore della fine del rapporto - un minimo di colloquio, decidere
assieme cosa fare e scegliere una separazione consensuale è senza dubbio
alcuno la strada più veloce, economica e psicologicamente meno dannosa per
chiudere un matrimonio che non va.
Centrale per una separazione consensuale quindi, rimane la capacità di
confrontarsi con l’altro coniuge, rimanendo calmi e focalizzati
sull’obiettivo, che è il trovare un accordo su come regolare tutte le
materie che i coniugi hanno in comune. Queste includono, ad esempio,
l’affidamento di eventuali figli, il destino della casa di famiglia,
l’eventuale somma di mantenimento.
Le emozioni personali, il risentimento verso l’altro devono lasciar spazio,
almeno temporaneamente, alla logica. Un accordo consente di chiudere una
fase negativa e trovare poi il tempo e il modo di curare le ferite che la
fine di un matrimonio inevitabilmente crea.
Dalla Separazione Coniugale alla Separazione Emotiva
Se dopo aver provato il provabile la coppia scoppia, una separazioni
coniugale è forse la soluzione migliore, dato che c’è la speranza che
tanto i coniugi che i loro figli possano ritrovare la tranquillità e con
essa una migliore qualità di vita. Inoltre una volta ottenuta la
separazione coniugale, è lecito per entrambi sperare di trovare prima o
poi un nuovo compagno che sia in grado di amarci come noi desideriamo e
meritiamo.
Gli specialisti sono decisi nel sottolineare che chi decide di affrontare
una separazioni coniugale lo fa perché vuole uscire da una condizione di
infelicità, nutrendo in compenso fiducia di poter rovesciare questa
situazione e tornare ad essere felici.
Prima che la separazioni legale divenga anche una separazione a livello
emotivo, deve consumarsi un processo di interruzione dei legami psicologi
fra i partners, che dura anche a lungo e talvolta finisce con il
fallimento. Di solito chi prende l’iniziativa della separazione coniugale
è anche il primo a conseguire la separazione emotiva, mentre l’altro
coniuge vive il tutto come un dramma personale, una bocciatura o un’offesa.
Il periodo della separazione emotiva è articolato in fasi, partendo da una
fase di negazione, con il diniego della realtà e l’attaccarsi alla
relazione ormai persa; poi arriva la fase della resistenza, in cui il
rancore prende il sopravvento e vi sono liti a non finire. Successivamente
si passa alla fase della depressione, caratterizzata dal dolore e dallo
scoramento per la fine della storia, concludendo il ciclo con la fase
dell’accettazione. Finalmente la separazioni emotiva è un fatto assodato e
si è pronti a percorrere nuovamente le vie che portano alla felicità.
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Abbandono Coniugale
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